venerdì 17 aprile 2026

L'INVERNO DELLA LEVATRICE, ARIEL LAWHON. Recensione.

 


TITOLO: L'inverno della levatrice
AUTORE: Ariel Lawhon
EDITORE: Neri Pozza
PAGINE: 496
PUBBLICAZIONE: 24 febbraio 2026
GENERE: Fiction storica
PREZZO: €  9,99 ebook; 22,00 cartaceo
Maine, villaggio di Hallowell, una notte d’inverno del 1789. Il fiume Kennebec è quasi completamente ghiacciato, invaso da micidiali lastroni che tagliano come cristallo. Prima di chiudersi nella loro gelida prigione, le acque restituiscono il corpo di Joshua Burgess, con gli abiti che ancora lo avvolgono come petali di un grande tulipano appassito. A esaminare quel cadavere gonfio e martoriato viene convocata Martha Ballard, la levatrice del villaggio, colei che facilita le nascite, che ascolta i corpi dei malati e se ne prende cura. E il corpo di Joshua Burgess parla, e dice che la morte non è arrivata solo per acqua, ma anche per corda: qualcuno potrebbe aver impiccato Burgess, prima di gettarlo nel Kennebec. Anche se poi il dottore, dall’alto della sua competenza, esprime il suo parere contrario e senza appello: è stato un incidente. Burgess, tuttavia, non può essere morto per una banale imprudenza. Oltre a Martha, in tanti pensano che meritasse una punizione, soprattutto dopo l’oltraggiosa violenza ai danni della giovane Rebecca. Martha aveva raccolto per prima quella terribile confidenza e l’aveva trascritta nel suo diario, come sempre fa con i racconti che le vengono affidati: perché non vadano perduti, perché le mura di casa non proteggono le madri, le sorelle, le figlie. Comincia così un’estenuante ricerca della verità per la levatrice Martha Ballard, armata solo delle sue parole contro i pregiudizi di una società che non intende ascoltarle. Con una prosa tesa e delicata, Ariel Lawhon racconta di una donna indomita e della sua instancabile battaglia per la giustizia. Un’eroina misconosciuta, mai finora celebrata, che ebbe l’ardire di levarsi in difesa dei più deboli, cambiando per sempre la storia di un’America che stava ancora muovendo i suoi primi passi.

L'inverno della levatrice è ispirato alla figura di Martha Ballard, una levatrice vissuta nel Maine intorno alla fine del Settecento. I diari della donna, accurati e minuziosi, rappresentano uno spaccato dell'America coloniale di quei tempi, oltre a disegnare i contorni di una donna il cui operato è stato avanguardistico per i tempi.
L'inverno della levatrice intreccia fiction e ricostruzione storica, in un giallo capace di tenere incollati alle pagine.
Il libro si apre con il ritrovamento di un corpo nel fiume ghiacciato Kennebec. Dopo aver assistito una partoriente, Martha viene chiamata per accertare la causa del decesso. Il corpo appartiene a Joshua Burgess e secondo le osservazioni della levatrice si tratta di omicidio. Inoltre l'uomo, insieme ad un complice, à stato accusato di dello stupro di una donna, la moglie del pastore motivo che potrebbe spingere qualcuno a compiere un delitto. Per il medico della città, però si tratta di una morte accidentale e da quel momento per Martha inizia una strenua battaglia per accertare la verità senza dar modo di insabbiare ancora una volta una vicenda che grida giustizia.
La storia si muove intrecciando un doppio piano temporale, da una parte il presente legato all'investigazione e dall'altro la ricostruzione storica derivante dai diari di Martha.
Lo stile di Ariel Lawhon è asciutto come a dare continuità e coerenza proprio ai diari su cui ha costruito l'idea della storia.
Le descrizioni sono vivide pennellate che dipingono l'austero e rigido freddo del Maine. L'inverno si sente nelle ossa, la fatica si misura nel fango delle vie, nei cavalli che affondano gli zoccoli nella neve, in una natura che è ostile.
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Martha è senza ombra di dubbio un personaggio interessante, una donna pratica, intelligente, che non ha paura di scontrarsi con gli uomini per affermare le proprie ragioni grazie alla sua posizione; una levatrice competente, lavoratrice indefessa e madre esemplare. L'epoca vissuta dalla nostra protagonista non era di certo favorevole per le donne, e anche se molte cose non sono ancora cambiate, a loro non era dato modo di istruirsi o credere che sia stata vittima di una aggressione.
Mi è piaciuto molto il rapporto di Martha con il marito Ephraim, un uomo che la tratta con dolcezza e la sostiene ad ogni passo, senza voler limitare la sua indipendenza.
Il ritmo in alcuni punto potrebbe risultare lento a causa della quantità di dettagli, ma questo non rende la storia meno godibile e avvincente.
Le tematiche affrontate in L'inverno della levatrice sono varie e di spessore, dalla condizione della donna, alla violenza e sopraffazione. Parla però anche di vita, dell'importante ruolo che ha Martha nella sua comunità e nel sostenere le donne.
Se amate la fiction storica sicuramente L'inverno della levatrice è una lettura da non perdere.



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